È strano come un giorno ti ritrovi a scrivere la biografia di qualcuno che non conosci. Melis Yalvac è turca, ma parla italiano meglio di me, che sono di Milano, Melis Yalvac è piccola e sottile come un fuscello e la sua macchina fotografica la segue ovunque. Queste sono le cose che so.
Poi ci sono le cose che vedo. Vedo il silenzio delle sue foto, come se fossero prese sempre in quel momento di sospensione prima del boato. Prima dell’azione. Il gatto che prepara un balzo, la città che aspetta il tuono. Non c’è mai bisogno di descriverle, il dettaglio preciso, il momento curioso, sono lì e ti guardano, anche se, a dire il vero, non son o molte le volte in cui qualcuno o qualcosa sta in posa e guarda in camera, più spesso Melis è fotografa d’azione, cose che succedono, gente che si muove, posti.

E poi , ci sono i cavalli. Escono da fondi polverosi come immagini della memoria, creature magiche fatte di ombre, disegnate dal vento, Melis ha un occhio senza malizia che riscopre la natura fiera e sincera dell'animale a prescindere dal rapporto con l'uomo, dalle imbrigliature dell'equitazione, il cavallo alla pari - anche se col morso in bocca - per non so quale alchimia. Lei dice “La perfetta rappresentazione dell'animale nobile che ci ha aiutato a fare il mondo di oggi. Non importa che cavallo sia. Ogni cavallo ha qualcosa da raccontare”. Io dico che è brava e che i cavalli le piacciono perché sono scenografici, vanitosi e non si vergognano se lei li mette un po’ a nudo.

Io non saprei che altro dire. Mi ha chiesto una biografia ma il problema è che non so di preciso nemmeno dove sia nata e per ricordarmi il quando, nonostante abbiamo festeggiato degnamente insieme, devo guardare facebook.
Chi la conosce molto meglio di me ha raccontato questo:
“In effetti Melis ed io stiamo sempre insieme, perché la seguo ovunque decida di andare. Molto spesso la mattina quando usciamo non so quale sia la meta, spesso è ancora buio, o al contrario c'è quella luce dell'alba, che le piace tanto e che mi acceca. Io sono l’indolente delle due e gli agenti atmosferici mi danno pressoché sempre fastidio, ma potete stare sicuri che a lei non importa e che ogni volta trovo qualcosa che alla fine mi sporca: può essere polvere, come quella volta che facevamo il calendario per la L'Accademia Arte Equestre Spagnola e siamo state due giorni a rincorrere e farci rincorrere da una ventina di cavalli che galoppavano su una sabbia asciuttissima o spuma di mare, e quella dell’oceano, durante il Workshop in Portogallo (tenuto da Paula da Silva) era gelata, oppure l'asfalto di quando andiamo a fotografare le macchine, che è grigio e irregolare e al mio occhio così sensibile sembra pieno di crepe. Ci sono tanti altri esempi di quello che facciamo insieme, a me piace quando andiamo fuori con la Jacky, che è elegante e salta, corre, scappa in così tanti modi che ancora adesso, dopo due anni, mi sorprende. Melis mi ha insegnato che il mondo, un po' dappertutto, è pieno di cose che vale la pena di avere ben salde nella memoria e io, che sono la sua macchina fotografica, lascio che me le indichi, che me le metta davanti e che le guardi, attraverso il mio obiettivo, finchè non è soddisfatta”.

Mi sembra che sia tutto abbastanza chiaro, Melis è una curiosa e infaticabile fotografa con una macchina fotografica antipatica ma poetica, insieme fanno delle belle foto, sperimentano, si divertono.

Se invece pensate che ci voglia una biografia "seria" per conoscere una persona, eccola:
Melis Yalvac nasce a Gronau (Germania) nel 1984 da genitori turchi, vive in Turchia fino ai 3 anni, torna in Germania a fare l'asilo e poi arriva in italia.
Studia architettura e danza classica. Dopo 3 anni nell'editoria, decide di dedicarsi alla fotografia, e, mentorata da Paula da Silva, si specializza nella fotografia equina.
Oggi vive a Milano, con Jacky il suo cane, la sua Nikon e Navar, il suo cavallo a qualche km fuori città.

Veronica Pagani

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